La sveglia di stamattina l’ho spenta e sono rimasta sotto le coperte, senza neanche il solito senso di colpa dei primi minuti. Quello è arrivato dopo, un po’ più tardi, ma intanto il momento per uscire era già passato da un pezzo.
Avevo scritto qui che questa volta volevo andarci piano, alternare i giorni, non strafare come faccio sempre nelle prime settimane di qualcosa per poi mollare tutto di colpo, come mi succede quasi ogni volta. L’idea era buona, lo penso ancora adesso. Il problema è che tra i turni che mi cambiano in continuazione e la testa che non si ferma mai, “andarci piano” nella pratica è diventato “non andarci quasi per niente”.
Con i turni che ho fatto ultimamente mi sono ritrovata a dormire di giorno e a vegliare di notte, e la mattina presto per correre semplicemente non esiste più. Dormo quando posso, mangio quando capita, e la routine che mi ero costruita prima di iniziare è saltata via senza che me ne accorgessi davvero. Me ne sono accorta solo quando ho realizzato che non uscivo da un bel po’.
E la pelle, va da sé, ha reagito. Dietro le ginocchia è tornata secca e tirata anche senza sudore, solo per lo stress del cambio di orari, immagino, perché non ho fatto altro di diverso. Di notte mi gratto nel sonno, lo so perché mi sveglio con le unghie segnate di niente, e la mattina dopo sono ancora più stanca di prima. Boh, forse è solo la stanchezza a parlare, ma mi pare proprio legato a questo.
Ho ancora i leggings nuovi, quelli scelti con più attenzione dopo tutte le ricerche sui tessuti, piegati nel cassetto. Li guardo la mattina mentre mi vesto per andare in ufficio e un po’ mi infastidisce vederli lì, inutilizzati, come se mi stessero ricordando una promessa che non sto mantenendo.
Il pane, almeno quello, lo faccio ancora, ma anche lì senza la stessa voglia di prima. Lo impasto quasi per automatismo, più per non rompere l’abitudine che per il piacere di farlo. In ufficio qualcuno mi ha chiesto se stavo bene perché avevo una faccia stanca, e non ho saputo rispondere bene, ho detto che dormo poco per i turni, che è vero ma non è tutta la storia. Con i colleghi faccio sempre fatica a capire quanto raccontare e quanto tenermi per me, e in questi giorni ho scelto di tenermi quasi tutto dentro.
Quello che mi pesa di più, se devo essere onesta, è riconoscere lo stesso schema di sempre. Parto con entusiasmo, scrivo qui che questa volta sarà diverso, mi convinco di aver capito qualcosa in più su di me, e poi basta un cambio di turno o una settimana storta per far crollare tutto in pochi giorni. Non è nemmeno la corsa che mi manca di più, in questo momento. È la sensazione di essere riuscita a tenere un impegno con me stessa, che di nuovo mi è scivolata via dalle mani.
Per ora va così, e basta.
