Stasera mi sono seduta per scrivere due righe sul quaderno e dopo 5 minuti ho chiuso tutto, la testa andava da un’altra parte, lavoro, trasloco, i ragazzi, tutto insieme, senza un ordine.
Mancano 40 giorni al trasloco e in salotto ci sono scatole aperte da giorni, dentro un po’ di tutto, i quaderni delle elementari di mio figlio, vestiti che non mettono più, roba mia che non uso da anni ma che non riesco a buttare. Ogni volta che apro un’anta mi viene un peso proprio al centro del petto, come se dovessi decidere qualcosa per cui non sono ancora pronta… e allora richiudo tutto e vado a fare altro.
Con tutto questo da gestire mi accorgo che con i ragazzi sto diventando solo organizzazione, orari, liste, scatole, e i momenti tranquilli con loro, quelli veri, li sento sempre più rari. Ieri sera mio figlio piccolo voleva solo stare un po’ sul divano con me e io dopo 2 minuti ho preso il telefono per controllare una cosa del trasloco, lui non ha detto niente ma io me ne sono accorta lo stesso.
Oggi al lavoro ho dovuto rifare 2 volte la stessa cosa perché non riuscivo a concentrarmi, pensavo alle scatole, pensavo a mio figlio che ha la febbre da ieri, pensavo all’orto che ho lasciato un po’ indietro in questi giorni. Troppa carne al fuoco, lo so, ma non è che lo scelgo, mi ritrovo così.
L’orto poi è un capitolo suo. Le zucchine stanno andando benissimo, ne ho raccolte 3 grosse solo questa settimana, ma i pomodori non ne vogliono sapere, foglie gialle, pochi fiori. Boh, forse non ho fatto niente di sbagliato, è solo che non ci sono stata dietro come l’anno scorso, e adesso mi sento in colpa anche per quello, come se non bastasse il resto.
Mio figlio grande ieri mi ha detto «mamma ma quando ci trasferiamo posso portare tutti i miei disegni», e io gli ho detto di sì, certo, ma dentro di me pensavo a quanta roba sto già lasciando indietro e quanto mi costa decidere cosa tenere e cosa no. Non è la scatola in sé, è che ogni oggetto porta dietro un pezzo di anni che non tornano più.
Ci sono cose che proprio non so dove metterle nella testa, tipo i vestitini che portava lui da piccolo, troppo piccoli per essere riutilizzati ma troppo suoi per buttarli così. Mia sorella mi dice sempre che faccio troppe storie per un trasloco, che sono solo oggetti, e forse ha ragione, ma in questo periodo ogni piccola decisione mi pesa il triplo del normale.
Di notte poi arriva il conto. Mi sveglio alle 3, alle 4, e resto lì a fare l’elenco di tutto quello che devo ancora fare, come se farlo nel buio servisse a qualcosa. Il quaderno che dovrebbe aiutarmi a buttare fuori i pensieri invece a volte diventa un altro posto dove continuo a girarci intorno senza uscirne.
Non so bene come altro dirlo, è solo una settimana pesante, di quelle dove sembra che tutto chieda attenzione nello stesso momento e io ne ho una sola da dare.
