Con i turni che ho non riesco mai a tenere un orario fisso per studiare, quello che va bene una settimana non va bene quella dopo con le notti di mezzo, e alla fine passavano i giorni senza che aprissi il quaderno.
Poi ho guardato i gatti, che loro un orario fisso ce l’hanno sempre, mattina e sera, non importa cosa faccio io, perché fame è fame, e basta!
Così ho iniziato ad agganciare lo studio al momento in cui do da mangiare, cioè apro le scatolette e mentre loro mangiano mi siedo lì vicino con le schede, anche solo per ripassare qualche voce prima di alzarmi di nuovo.
Non è un metodo elegante, lo so, ma [funziona perché non dipende dall’orologio], dipende da loro, e loro un pasto non lo saltano mai.
Nei giorni di notte piena sono comunque uno straccio, riesco a malapena a leggere poche righe prima di crollare sul divano, questo va detto, non sono mica diventata una macchina da studio…
Però quel poco che faccio ogni giorno, anche stanca, si accumula, e mi sento meno indietro rispetto a prima, quando aspettavo il momento giusto che poi non arrivava mai.
Con l’esame che si avvicina un po’ di metodo mi serviva, e per ora questo regge.
